lunedì 20 agosto 2012

Roma Termini


(Attenzione! Questo è un racconto a puntate che parla d'amore, ma a modo suo. Se vuoi capirci qualcosa leggi le puntate precedenti sul Bloggo, sono state pubblicate poco prima di questa. Son sicuro che riuscirai a trovarle da solo e senza link, perchè io credo in te figliolo/a)

Lei sorride ancora per il siparietto che è accaduto qualche secondo fa e io acquisto coraggio vedendola lievemente felice. D'altronde che cos'è una risata se non la concentrazione di un attimo di pura felicità? Mi odio quando penso cose di questo genere, e soprattutto non le pubblico in un libro di pensierini per bambini di terza elementare, o per menti povere, o per tredicenni alla ricerca di persone da idolatrare quali un Moccia. una Mayer, una sfumatura di grigio.
Se non mi faccio avanti ora non mi faccio avanti più, penso. E' l'attimo ideale: Lei ha abbassato le difese, è pronta ad ospitare nel suo cuore e nella sua esistenza, o almeno in questo viaggio ferroviario, una nuova conoscenza. Che potrei essere io e non quel tamarro sulla sua destra. Ma se perdo tempo potrebbe essere lui quello che la sposerà, le darà tanti figli tamarri che vorranno solo diventare neomelodici o partecipare ad "Amici" e lei passerà tutto il resto della sua vita a maledire questo giorno perchè io non ho fatto la prima mossa.
E' giunto il momento.
Devo farlo.
Per una miriade di motivi validi ma soprattutto per Lei, per me, per il futuro di questo mondo. Mi butto. Via. Senza rete.

Ma prima il nome o il cognome? E devo parlarle della mia professione o devo rimanere sul vago? Che poi mica è il lavoro a farci uomini o a far capire agli altri chi siamo? Uno potrebbe essere un operaio e nello stesso contempo scrivere le poesie più belle che quest'Italia abbia visto dai tempi di Quasimodo, uno potrebbe essere un gelatatio e magari riuscire con una sola foto a immortare il momento migliore di un attimo di vita, uno potrebbe essere un controllore ferroviario e fermarsi giustappunto adesso a chiedermi il biglietto proprio nel secondo esatto in cui mi stavo lanciando. C'aveva ragione il tizio buzzurro di prima, un controllore rimane un controllore. Non serve a niente, solo a rovinare gli attimi.
E a regalare ai suoi figli la possibilità di viaggiare ovunque senza pagare, inoltre.

Il dipendente delle Ferrovie dello Stato mi fissa e non parla ancora, cerco di trovare il biglietto, glielo mostro e mi fa cenno di alzare.
"Mi segua signor?"
"Tedeschi."
"Signor Tedeschi Andrea?"
"Sì, sono io. C'è qualche problema?"
"Uno sì, e le sarei grato se potesse seguirmi per qualche minuto", non era esattamente questo il modo in cui volevo che Lei conoscesse le mie generalità.
"Il biglietto è finto? Dicevo io che costava troppo!"
"No, il biglietto è perfettamente valido, e costa il giusto, direi.", come dargli torto: gli paga lo stipendio!
Lo seguo desideroso di capire il motivo valido per cui mi ha interrotto nell'istante giusto, nel secondo esatto, nel momento che avremmo ricordato io e Lei per sempre, in futuro, mentre nella nostra casa in campagna ci godevamo la vecchiaia rimembrando il giorno in cui iniziò il nostro amore.
E invece niente. Rapito da un controllore baffuto che farebbe sfracelo in un concorso sul miglior sosia del poliziotto dei Village People. In effetti indossa anche lui una divisa.

Dopo due minuti di rasentamento muri e di passaggio vagoni capisco il perchè sono stato prelevato contro la mia volontà da un posto di novantadue euri dinazi alla donna della mia vita: Mirko.
Il mio amico, o presunto tale, era seduto in una di quelle comodissime assi di ferro che qualcuno su, nella direzione di Trenitalia, si ostina a chiamare "sedie nel corridoio", era integro e senza segni di morsi, tumefazioni, tagli e tatuaggi del Pocho Lavezzi. Segno che il buzzurro napoletano non l'aveva agguantato. Mirko era in compagnia di un altro controllore, questa volta con pizzetto.
"Conosce questo signore?", mi chiede il baffuto.
"Certo. Purtroppo aggiungerei", provo a fare un sorriso, lo ritiro mezzo nanosecondo dopo.
"Il suo amico è sprovvisto di biglietto, devo fare regolare denuncia e poi è obbligato ad acquistarlo sul treno, ha affermato di non avere denaro a sufficenza per pagare e quindi ha richiesto la sua presenza. Lei è possibilitato al pagamento della sanzione?"
"Non potete recapitarla a domicilio?", chiedo, conoscendo qualche cosa di diritto ferroviario, se per caso esiste come materia.
"Potremmo. Ma sui FrecciaRossa questa regola non si applica", afferma il pizzettato. Dall'espressione del viso noto che sta dicendo un'oscura fregnaccia. Nella mia mente si aprono vari scenari su questa situazione. Dato che i due controllori vogliono soldi da spartirsi senza riferire alcunchè alla società Trenitalia, qualora li accusassi non risolverei granchè perchè sarebbe la loro parola contro la mia quindi i casi sono due: pagare o non pagare. O c'è una terza via.

"Da quel che so un passeggero senza biglietto deve assolutamente scendere dal treno. Pagherò l'equivalente della tratta fino ad ora percorsa dalla sua persona, siamo in dirittura d'arrivo a Roma, giusto?"
"Ma che...mi lasci a Roma?", borbotta Mirko senza capirci una mazza.
"Certo. Perchè sei un coglione, scusate il termine".
"E la multa?"
"Vorrei parlare col capostazione di Termini per constatare se fosse possibile riceverla a domicilio, il SUO domicilio. Questo farà ritardare la partenza del convoglio e magari, se si tarderà a lungo, si potrà fare molto ritardo sulla tabella di marcia. Molto ritardo uguale molti rimborsi. Una bella situazione, no c'è che dire".
I due si scambiano un'occhiata, poi il pizzettato parla a nome del duo.
"Credo che la questione si possa risolvere nel modo da lei descritto prima senza ulteriori strascichi per gli altri passeggeri. La multa sarà inviata al domicilio del signor Lau", sborso i venti dolorosi euro e la questione viene conclusa.
Attendo un attimo che i due simpaticissimi truffatori scappino e mollo un doloroso coppino(dicesi dello meraviglio schiaffo sulla nuca scoperta) a Mirko.
"Cioè...mi lasci a Roma, senza soldi e mi prendi pure a schiaffi?".
"E' il minimo."
"E da quando sei diventato esperto di diritti del passeggero?".
"Non lo sono mai stato, ho bluffato. Sì vede che non lo sono neanche loro."
"Sei veramente figo, fratello. Ma ora che faccio a Roma da solo? Scendi con me!".
"Non posso, ho una questione importante da risolvere. Tiè, beccati st'altri trenta euro. Prendi un interregionale per il ritorno, costa sugli undici euro. Il resto puoi andarci pure a mangiare basta che la smetti di combinare guai.", prelevo altri soldi dal portafoglio provocandomi dolore più mentale che fisico.
"Sei troppo generoso quando insegui un'altra delle tue fidanzate fantasma."
"E tutti questi soldi me li restituirai, intesi? E ora scappa che il treno si sta fermando e quei due idioti si sono dimenticati di farti la multa da spedirti a casa."
"Giusto! Ma sei un genio amico mio, sei un genio!"
"Corri, idiota. E non voltarti indietro".

Il convoglio giunge dolcemente alla stazione più importante della capitale. Mirko scende a velocità supersonica sincerandosi di non essere seguito dai due controllori. Io ritorno al mio posto di fronte a lei quando, purtroppo, scopro l'amara sorpresa...

(5-Continua)

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