lunedì 13 febbraio 2012

Volo


Margherita parlò del suo incontro fugace del pomeriggio con la sua amica, quando lei ritornò dall'escursione con la sua classe. Era raggiante e non sapeva esattamente bene il motivo per cui lo era. Michela le faceva domande private su quel ragazzo ma lei non sapeva realmente come rispondere, lo aveva visto così poco ma già le era bastato. Poi quella proposta, quell'appuntamento programmato per il dopocena, quando ognuno dei suoi compagni di classe sarebbe rimasto nelle proprie stanze, un po' la preoccupava e la lusingava.
Rimuginò per tutta la durata della cena se effettivamente presentarsi nella sala dei ricevimenti. Voleva portare almeno Michela ma lui aveva detto di no. Da sola. Si voleva fidare. Si voleva veramente fidare, d'altronde aveva un sorriso così buono che era difficile pensare che fosse una persona cattiva. Ne era certa, poi si faceva prendere dal panico e si autoconvinceva che era meglio non andare. E se fosse stato tutto uno scherzo degli idioti del suo gruppo? Potrebbe essere. Ma quando avrebbero mai parlato con Enrico, quando avrebbero mai avuto il coraggio di parlare con qualcuno che era chiaramente più adulto di loro, pensò. Tra paura e entusiasmo, Margherità si presento.

In mano il cellulare, aveva concordato con Michela che al primo accenno che qualcosa stava andando in modo strano, le avrebbe fatto uno squillo prolungato e l'avrebbe raggiunta con scopa, forcone o con un esercito di formiche. Qualsiasi cosa per liberarla, le aveva assicurato. Margherita si era sentita realmente meglio. Arrivo nella sala che era decisamente illuminata, alla sua professoressa, quando l'aveva notata uscire dalla camera, le aveva assicurato che sarebbe scesa a fare solo un giro, l'immobilità le stancava. La tutrice, sicuramente ancora imbarazzata per l'errore del pomeriggio, le aveva dato il permesso sfoggiando il suo miglior sorriso, Margherita ricambiò.
I tavoli della sala erano tutti disposti contro il muro, così come le sedie. Il corridoio ora sembrava incredibilmente più ampio. Una radio vecchio modello, un mangianastri dei primi anni novanta, si ergeva su uno dei mobili accantonati. Ad un tratto, quando lei stava ancora osservando quella scena, arrivò Enrico. Era scalzo, ed indossava solo un pantalone che gli arrivava alle caviglie. Sopra, mostrava il fisico asciutto non da palestrato ma che sapeva ben difendersi. Margherita avvampò in un attimo.

Enrico la fissò divertito per un secondo, poi le parlò.
"Non hai mai visto un ragazzo mezzo nudo?" - rise.
"No...cioè sì...cioè no." - balbetto.
"Ho capito, non hai molto le idee chiare. Comunque ti ringrazio per essere venuta. Diciamo che per segretezza questo appuntamento sembrava quasi un incontro al massacro." - sorrise ancora.
"Ma no, cosa stai dicendo!" - cercò di sviare lei.
"Il tuo cellulare che tieni stretto in mano per ogni evenienza. Sai, potrebbe sempre accadere che ti salto addosso in preda amorosa...o pervertita!" - disse, provocando in Margherita l'unica scelta possibile: inserire il cellulare nella sua tasca destra.
"Ecco. Ora che sei assolutamente sicura che non cercherò di importunarti, ti voglio mostrare una cosa." - affermò avvicinandosi al mangianastri. Cliccò sul pulsante "play", si diresse al centro della sala, le fece un cenno di intesa e appena la canzone iniziò Enrico volteggiò con grazia e leggerezza verso l'ingresso della sala.

Era un ballerino, pensò Margherita, che stupida sono stata a preoccuparmi, continuò. Enrico saltellava elegantemente da un estremo all'altro della sala, nell'aria suonavano le stesse note che Margherità udì nel viaggio d'andata. George Michael ed Enrico sembravano in quel momento un'unico corpo ed un'unica voce. Con veloci e contemporaneamente dolci movimenti del corpo il ragazzo mostrava alla sua spettatrice tutto ciò che sapeva fare. Margherita era estasiata, una lacrima le scorse sul viso e non potè fare a meno di applaudire quando il pezzo finì e Enrico concluse l'esibizione fermandosi al centro della sala, affaticato ma senza mostrarlo, inchinato in avanti per apprezzare al meglio il suo entusiasmo. Il ragazzo, ripresosi un attimo dopo, si avvicinò leggiadro a lei e notò quell'unica goccia fuoriuscirle dagli occhi. La prese con un dito, la assaggiò notando il suo stupore.
"Non mi sembra ancora perfetta. Direi di metterci un altro po' di sale prima di buttarci la pasta" - affermò, provocandole un sorriso stupito.
"Sei bravissimo. Mi sono commossa a vederti ballare."
"Non è vero. Non sono quello che dici ma potrei cavarmela nel mondo fuori se mi alleno duramente per altri dieci anni giorno e sera. Peccato che avendo un agriturismo da mandare avanti, non potrò mai farlo." - confessò.
"Ma no. Non puoi permetterti di buttare all'aria il tuo sogno. Ci sei portato. Si vede. E emani emozioni solo muovendoti. E' così bello poter fare ciò che tu fai..." - si intristì. Enrico scorse un altro paio di lacrime che facevano capolino scendendo dalle sue guancie.
"Sei triste perchè tu non puoi ballare?"
"..."
"Sai che non è niente di più sbagliato pensare che tu non puoi ballare?" - disse, facendole alzare la testa di scatto.
"Cosa?"
"Senti la musica dentro, vivila nell'esatto momento in cui scorre sul nastro, falla diventare il tuo respiro, la tua colonna sonore al posto dei tuoi pensieri, esisti solo tu e la musica e vedi che anche tu potrai ballare." - le rivelò.
"Capisco la poesia del momento, ma è difficile che io possa alzarmi e puntare i piedi a terra per poi effettuare volteggi come i tuoi!"
"E chi lo dice? La musica è dentro. Il tuo corpo è solo un mezzo, sta a vedere..." - si avvicinò al mangianastri scorrendo in avanti il pezzo successivo. Si fermò per controllare se non l'avesse superato e appena la musica partì le porse la mano. Margherita sembrava restìa ad accettare il suo invito, d'altronde come si sarebbe potuta muovere degnamente accanto a lui con quella sedia che si portava dietro ovunque andasse. Dopo l'attimo iniziale di titubanza allungò la mano e lui, con una delicatezza estrema, la alzò dalla sua posizione.

Margherita non se l'aspettava, non era preparata a ciò. Enrico l'aveva presa in braccio e la rendeva partecipe del suo movimento. Entrambi, insieme, andavano a tempo con la musica e nello stesso momento si sentivano un unico corpo. Decise quindi di stare a sentire i consigli di lui e si abbandonò completamente al pezzo che scorreva lento ed inesorabile nella radio antica. Era ancora George Michael, era Careless Whisper. E lei la sentiva scorrere dentro di se anzichè fuori, nella sala, nell'aria che permeava il loro ballo sensuale e nello stesso tempo innocente. Enrico la trattava come una bambola di porcellana, che poteva rompersi ad ogni tocco più deciso, lei acconsentiva a quella gentilezza e al termine nella canzone si ritrovarono faccia a faccia, occhi negli occhi, bocca contro bocca. E il baciò tra loro suggellò quell'unione momentanea di corpi.
Il suo primo vero bacio, pensò in seguito Margherita, il migliore che le potesse mai capitare. Interrotto nel momento più bello dall'urlo deciso del padre di lui.

Enrico subì un'orda incontrollata di insulti che lo fecero sobbalzare. Staccò per un attimo la presa sui fianchi di lei ma la riagguantò un secondo dopo, quel tanto che bastava per dare a Margherita l'impressione di cadere verso il vuoto. La fece sedere delicatamente sulla sua sedia e a capo chino continuò ad ascoltare il suo genitore fargli la ramanzina. Dopo cinque minuti di chiacchiere a senso unico, se ne andò lasciando lui e lei imbarazzati a centro sala. Margherità fu la prima ad interrompere il silenzio.
"E' meglio che vado in camera. E' tardi ormai." - annunciò.
"Non avrei saputo interrompere al meglio questo momento di panico". - confessò lui.
"Ci rivediamo domani?" - chiese, speranzosa.
"Sì...domani...certamente domani..." - affermò lui, guardandola negli occhi. Un ultimo bacio avrebbero entrambi desiderato ma nessuno dei due ebbe la forza, e l'ardire, di avvicinarsi all'altro.
Margherita abbandonò la stanza e si diresse in camera sognante.

(4 - Continua)

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