giovedì 29 dicembre 2011

E=Mc4


(Altro racconto per la prima vera edizione di un contest di scrittura su Lega Nerd. I risultati si dovevano avere il 19 di codesto mese ma i giurati si stanno ancora facendo attendere. Attendendo attendendo posto il racconto in questione con i paletti che il concorso aveva. Buona lettura.

Non è niente di che, lo dico pure io per una volta. Ah no, lo dico sempre.)

Tema: 2012 – Da 10 anni è stato scoperto come alimentare il fabbisogno energetico del mondo: utilizzando una centrale nelle viscere della terra (sotto il mantello) attraverso il riscaldamento di enormi e desolati cunicoli gestiti tramite remoto lontano da essi e dalla centrale.
Un giorno, per problemi sconosciuti, il sistema in remoto smette di funzionare mandando completamente in blackout tutte le città del pianeta non alimentate dalle pochi altre fonti rinnovabili. Vengono mandati 3 specialisti (o specialiste) a controllare cosa succede nei cunicoli della centrale ma dopo poche ore di loro non c’è più traccia.
Mandando una seconda squadra di tecnici seguiti da un reparto dell’esercito si troverà solamente una delle persone scomparse.
Raccontateci che è successo.

Numero di battute: 10.000 caratteri.

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Il giorno è ormai andato, fa caldo e una telecamera emette un sommesso bip prima di accendersi. Poi, dopo un lieve fruscio, da inizio alla trasmissione. Un giovane ragazzo occhialuto inizia a parlare.
“Anno 2012. Un gruppo di nobili scienziati si dirige nei meandri nella terra stessa per ricercare un altro complesso di distinti studiosi. Il motivo è semplice: il nostro popolo è sull’orlo del collasso. Il nostro sistema energetico, per chissà quale motivo, si è bloccato, stoppato, arrestato. La Terra rischia di scomparire ma noi siamo giunti nelle viscere di questo pianeta per salvare quel che resta della nostra umanità. Per chissà quale motivo poi.
Gli unici Paesi che riescono a vivacchiare sono quelli che hanno creduto nell’eolico o nel solare. Gli altri sono stati già distrutti da guerre civili e carestie energetiche. Il mondo attende solo noi per salvarsi…chchchch”. La trasmissione si interrompe, Alan, colui che mantiene la camera e che ha registrato il filmato, mostra un sorriso felice. Viene affiancato da un altro uomo.
“Perché ridi? E’ una missione suicida.” – chiede Ray, suo collega ed amico.
“Diventare famosi è sempre una bella esperienza no?” – risponde senza togliere l’entusiasmo dal suo viso.
“E perché quel rumore strano finale?”
“E’ l’effetto interferenza, Ray, non posso stare a spiegarti tutto. Casomai trovano il nastro devono avere l’impressione che ce ne siano altri no? La speranza non deve mai morire.” - gli mette una mano sulla spalla – “E poi come insegnano in Lost: con dei semplici filmati ci puoi creare misteri per anni.” – Ray ride e passa avanti, il tenente Hartman, un uomo corpulento con mascella quadrata e dai capelli brizzolati, mostra un’espressione decisamente più accigliata. Si affianca ad Alan scandendo le parole con precisione, tronfio della sua divisa militare.
“Pozzo di scienza, ridere non è la nostra missione” – afferma guardando con attenzione il terreno mentre cammina su una scoscesa decisamente ripida.
“Neanche donare tulipani agli Hobgoblin che vivono nelle viscere della Terra?” – chiede Alan con finto stupore.
“Sono i civili come te che mi fanno ben sperare in un’estinzione della razza umana.” – dichiara con disprezzo.
“Non è un po’ eccessivo? Non le ho neanche parlato della quest secondaria: trovare il pozzo nero di Barbablù, lo sa che le leggende dicono sia pieno di oro nero, anzi: marrone?” – Hartman lo insulta mentalmente e, con un gesto di stizza, si accoda al gruppo principale.

Il caldo attanaglia sempre più la seconda spedizione di tecnici, questa volta coadiuvata da una squadra militare, che sono in viaggio nella crosta terreste sia per ritrovare la prima squadra, sia per risolvere il problema energetico verificatosi con il malfunzionamento della centrale operativa sotto il mantello. Alan e Ray, insieme a Charlie, sono i tre tecnici incaricati di risolvere la questione. Le speranze di ritrovare gli altri ancora vivi, sono ben poche. Salvare il mondo ancora meno.
“Allora, c’è questo libro no? Si chiama “Attenzione attraversamento pedonale”, è l’ultimo di Stephen King. La storia tratta di un impiegato del Maine che capisce che le strisce sull’asfalto non sono altro che una prova dell’arrivo degli alieni e che…” – Alan viene interrotto bruscamente.
“Zitto!” – gli fa Charlie, un uomo decisamente in là con l’età ed appesantito – “Hai sentito anche tu?” – gli chiede.
“Certo. Ho sentito un tizio che afferma di lavorare con me zittirmi per farmi udire i passi di venti soldati che sono dietro di noi. Devo udire altro?”
“E’ inutile, non guarirai mai” – afferma Ray sorridendo sornione – “Charlie, vado avanti io se senti qualcosa di strano.”
“Potremmo far passare qualche militare come capospedizione no?” – propone Alan.
“Negativo.” – si intromette il tenente – “i miei uomini sono solo come supporto: sono ranger, così anche tu puoi capirmi!”
“Oh, capo, io sapevo che nel suo cuore batteva un giocatore di D&D” – fa dando un’occhiata a Ray che contraccambia divertito.

Passano altre due ore di cammino ininterrotto, la centrale dista solo qualche minuto, ormai. Alan è accanto ai suoi colleghi che cerca di risollevare il morale.

“Allora, c’è questo film no? E’ tratto da un libro di Stephen King, si intitola “Macchie nere ad ore sei” e parla di un pascolo di mucche, originario del Maine, che si scopre poi essere nient’altro che un manipolo di alieni incattiviti dal fatto che i contadini li mungono e poi…” – si zittisce di colpo. Un rumore metallico inquietante e forte si può udire provenire da ogni direzione. I militari imbracciano i fucili e passano al comando della truppa.
“Ah, l’azione” – fa il tenente Hartman urlando ordini in giro.
“Ah, la fuga” – risponde a tono Alan portandosi in coda al plotone. Ray e Charlie lo seguono seduta stante accelerando poi il passo per raggiungere i soldati.

L’ingresso principale della centrale è completamente distrutto. La vista dello stesso porta Alan a pensare ad un gruppo di goblin insoddisfatti della presenza umana nella loro casa. Ma preferisce tenere quell’idea per se stesso.
I militari puntano l’ingresso e iniziano ad entrare. Hartman è perfettamente al centro del gruppo, ai tre scienziati viene chiesto di aspettare fuori fino a nuovo ordine. Charlie è decisamente impaziente.
“Perché dobbiamo aspettare? Cosa potrà mai esserci?” – si chiede a voce alta.
“Coboldi, e poi elementari e minotauri. I giochi di ruolo finalmente hanno avuto ragione: siamo stati attaccati da razze fantastiche che reclamano il loro posto nel mondo. Era ora.” – gli fa Alan spazientendolo.
“Hai sempre voglia di scherzare tu! Non lo capisci che qua rischiamo di tornare a undici anni fa? Al petrolio, all’inquinamento globale. Qua rischiamo il collasso, te ne rendi conto?” – gli urla.
“Ma è ovvio che sta sdrammatizzando no?” – interviene Ray portando un po’ di calma – “ E’ peggio essere tesi, se ci pensi. Almeno Al butta tutto in risate”.
“Troppo gentile, amico mio, ma devi pur constatare che la mia ipotesi non è proprio campata in aria e infatti…” – un grido lo interrompe – “ma potrò mai finire un discorso?”.

L’urlo disumano si trasforma ben presto in un insieme di strepiti di dolore che si mischiano alle raffiche di pallottole. Un minuto dopo il silenzio regna sovrano. Alan, ormai infastidito da tutta questa storia, si lancia nel portellone d’ingresso e corre verso il nulla. Ray lo segue preoccupato, Charlie rimane fuori paralizzato dalla paura.
Lo spettacolo che i due scienziati si ritrovano davanti agli occhi è raccapricciante: corpi mutilati distrutti e sbrindellati sono dappertutto, il sangue scorre sulle pareti. In mezzo alla sala principale, il tenente Hartman è agonizzante. Alan corre verso di lui saltando i vari soldati morenti o deceduti.
“Tenente”
“Idiota” – sorride.
“Coriaceo fino all’ultimo noto. Cosa è accaduto?” – chiede.
“E’ orrendo, è troppo forte per noi. Ci ha sconfitti tutti, non potremo mai…” – la frase rimane incompiuta, il tenente spira davanti ai loro occhi.
“Questo è un cliché strausato però!” – si lamenta Alan che cerca indicazioni da ogni militare ancora in vita senza ottener risultato. Mente si inginocchia accanto ad uno di essi, il suo collega lo chiama spaventato.
“Al!” – lo chiama Ray.
“Dimmi.”
“Al!” – ripete.
“Dimmi. Sto cercando di farmi dire almeno il pin del bancomat di uno di questi tizi che tanto lo so che le cose importanti non riusciranno mai a dirmele.” – sbuffa.
“Al!” – continua.
“Ti si è incantato il disco? Vuoi entrare nella ripresa?” – si alza, lo osserva, si contorce dalla paura – “Porca pupazza” – esclama vergognandosi.

Il feroce bestio è un essere di tre metri molto muscoloso con due enormi corna e delle estremità feline, ha pallottole in ogni dove e non accusa la benché minima stanchezza. Tiene tra le braccia Terry, la ragazza della prima spedizione.
“Signorina, tutto bene?” – chiede Alan. Il suo amico, intanto, viene scaraventato via con una zampata svenendo sul colpo. Immantinente il mostro si avvicina alla preda e, un attimo prima che potesse distruggerlo, Al spara una raffica di mitra contro la sua schiena. Questi, innervosito, decide che è giunta l’ora di ammazzarlo per primo.
Alan tenta la fuga ma inciampa in uno dei tanti cadaveri che riempiono la sala.
“Militari! Non servono esattamente a niente. Come dire che E=mc4.” – sbraita mentre si ritrova a terra. Ciò distrugge psicologicamente la creatura che sembra fermarsi e urlare di dolore. Alan rincara la dose.
“Il teorema di Pitagora si attua sul quadrato.” – afferma facendo piangere dalla sofferenza il mostro che inizia a diminuire di altezza.
“Il sole e gli altri pianeti ruotano attorno alla Terra. I morti risorgono, il Papa ha la verità” – le tre affermazioni distruggono l’essere che altri non è che Isaia Hart, il fondatore e costruttore della centrale. Con le forze allo stremo riesce a spiegare la situazione ad Alan e a Ray, quest’ultimo ridestatosi per l’occasione.
“Quando mi sono accorto che stare qui mi stava mutando era troppo tardi. Ho provato ad far evacuare questo posto, ma non ci sono riuscito. Ho ucciso tutti, tranne Terry, forse per preservare la mia nuova specie. I tuoi vaneggiamenti mi hanno ucciso ragazzo, ti ringrazio.” – tossisce sangue.
“Dovere” – afferma Bruce Willies-Al.
“L’edificio può essere riconfigurato. Ho distrutto alcune apparecchiature ma niente è irrisolvibile, vi lascio la mia centrale nelle vostre mani. Salvate la Terra ma non rimanete troppo a lungo in questo posto: il male ci dimora e noi non possiamo fare niente per fermarlo. Purtroppo.” - così dicendo i suoi occhi fissano il buio e lo sguardo si spegne.
“Ray, chiama il grassone, abbiamo un lavoro da fare. Donna, posso chiamarti donna?” – fa Alan alla ragazza.
“Tu puoi tutto!” – dice lei con seduzione.
“Questi sono i finali che mi piacciono…come quella serie tratta da un libro di Stephen King, “Cuori di burro”, parla di un tizio che fa il pasticciere in una città del Maine e che scopre che i suoi dolci, altri non sono che alieni provenienti da…” - racconta, pian piano, mentre si allontana camminando tra i cadaveri.

FINE

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