mercoledì 31 agosto 2011

Epilogo


Mi ritrovai a casa di Walter, un attimo dopo averlo lasciato in quel mondo fittizio fatto di perfezione e meraviglia. Stavo male, non per la famiglia che aveva abbandonato ma per lui. Il genio, il mio miglior amico che era impazzito per amore, o forse perché non riusciva ad immaginare una vita di problemi e voleva solo il meglio dalla propria esistenza. E d’altronde gli era anche andata bene. Aveva una bella moglie, un figlio intelligentissimo e un’altra appena arrivata. Aveva una casa che molti se la sognano. Aveva uno spazio, tutto per se, dove dedicarsi alle miriadi di idee, alcune ottime, alcune orrende, che gli frullavano nella mente. Aveva questo. Ed aveva anche una donna che forse se ne sarebbe andata prima del dovuto, ma questo è un episodio che non si mette mai in conto. E ognuno può reagire in modo strano. Ci sono quelli che prendono tutto con filosofia, memori degli avvertimenti che le loro nonne erano solite dargli, ovvero che “tutti là dobbiamo andare, la nostra casa è una sola”. Poi ci sono quelli che impazziscono dal dolore e si riprendono solo anni dopo aver distrutto la propria vita e quelli degli altri vicini. E infine ci sono quelli che sembrano aver accusato il colpo ma che, in realtà, stanno solo cercando il modo materiale per fuggire. Walter questo aveva fatto. Facendomi pentire di averlo seguito in quell’oscura avventura da teenager depressi che non apprezzano ciò che veramente hanno. Ero tornato cambiato. Appena arrivato chiamai Marzia. Le dissi che l’amavo. Lei ne fu felice e ricambiò. Non mi sarei mai aspettato di dirglielo così presto, anzi, non mi sarei mai aspettato di dirglielo e basta.
E di cose da dire, ormai, ne avevo parecchie. Stavo in quella cantina, in quella casa, a decidermi quando fosse stato il momento giusto per salire le scale, prendere Rita da parte, dirgli che il suo marito fedele era…disperso? Scappato? Fuggito in preda ad isterismi? Cosa potevo mai dirgli? Come potevo mai trovare le parole per dire ad una donna innamorata che il proprio uomo ha preferito la sua sosia ma senza difetti, a lei? Volevo salire, ma non salivo. L’orologio digitale a muro di quella cantina mi segnava le diciassette in punto. Da quando eravamo partiti era passata meno di un’ora. Almeno su questo, Walter, aveva avuto ragione. Il coraggio mi stava arrivando ma era dura anche solo pensare di salirle quei venti scalini. Alla fin fine capii che almeno per poter riabbracciare Marzia dovevo uscire da quella cantina. Mi feci forza e andai.

Appena aprii la porta sentii una voce conosciuta provenire dal salotto. Mi affacciai convinto che me la stessi solo immaginando, non poteva essere. Mi sarò confuso certamente con quel vicino del mondo delle sit-com. E invece no. Lo spettacolo che mi ritrovai davanti era sconvolgente. Rita che coccolava amorevolmente Leo sul divano, Tom che osservava da terra sua madre e Monica che cercava di camminare con scarsi risultati. In mezzo al loro c’era Walter. Che raccontava non so che cosa e che mi guardò con un sorriso felice e soddisfatto. Non sapevo che dire e che fare, lui mi venne incontro.
“Dan, il portale ci ha spediti in due posti differenti. Che stranezza!” – mi fece l’occhiolino.
“Eh…” – risposi io, senza sapere cosa dire.
“Io vado in cucina, Tom aiuta la mamma a preparare la pasta.” – il bambino seguì Rita e il cane e li raggiunse in cucina. Monica riuscì ad avere un andamento costante fino alla tavola, dove poi si mantenne e osservò suo fratello e sua madre che preparavano da mangiare. Walter mi si avvicinò e mi parlò sottovoce.
“Avevi ragione tu, non era il mio mondo!” – mi rivelò.
“Oh ma complimenti, sei un genio. Si vede proprio che hai preso una laurea con 110 e lode! Ed io che stavo qua sotto a pensare a come dire alla tua famiglia che te n’eri andato! Per colpa tua ho detto a Marzia che l’amo!” – gli rinfacciai.
“Ed è vero?” – mi chiese.
“Certo che è vero. Ma non è questo il punto. Il fatto è che sei un idiota e che non puoi farmi questi scherzi così. La prossima volta ti prendo a badilate. Anzi, QUESTA volta ti prendo a badilate! Dove tieni gli attrezzi da giardino?”
“Dan…grazie! Se non ci fossi stato tu!” – mi abbracciò.
“E non farmi ste moine che non sono il tipo.” – accettai l’abbraccio con riluttanza, poi lo spostai con forza – “come mai sei tornato? Come hai fatto?”.
“Appena salito nella stanza da letto con la Rita di quel posto mi son reso conto che lei non era mia moglie, lei non era la mia Rita, lei non era colei del quale mi ero innamorato. Era solo una che ci somigliava, aveva una stupenda somiglianza caratteriale e fisica sia chiaro, ma non era lei. Le chiesi come ci eravamo conosciuti. Mi disse “per caso, ero cameriera nel pub dove andavo sempre”. Le chiesi se avesse mai conosciuto Eddy, tuo fratello. E mi rispose che non sapeva tu avessi un fratello. Le chiesi dove ci eravamo sposati, e mi disse in una chiesetta in montagna. Capii che non era lei mia moglie e che stavo solo rubando la donna ad un altro uomo, un altro me.”
“E…?”
“E gliel’ho detto. Chi ero, cosa facevo, come mai stavo lì. Non mi credette all’inizio, poi non ha potuto far altro che constatare che non mentivo!”
“Come mai?”
“E’ arrivato il suo vero marito.”
“Il Walter-nativo!” – aggiunsi cercando di essere simpatico, non lo ero.
“E’ rimasto un po’ sulle sue all’inizio, poi mi è stato d’aiuto. In due ci siamo messi a costruire una macchina che mi permettesse solo di tornare a casa. Niente salti tra i vari generi o dimensioni. Ha funzionato, come vedi.” – allargò le braccia.
“Com’è parlare e lavorare con te stesso?” – chiesi.
“Semplice e costruttivo, perché pensavamo le stesse cose. Noioso, perché pensavamo le stesse cose.”
“Complimenti, non sono molti quelli che son riusciti ad avere un gemello, a questo mondo.”
“Che mi ha fatto anche un bel regalo, a dirla tutta.” – mi rivelò.
“Cioè?”
“In quel mondo fatato e dove i sogni d’amore sono realizzabili e stupendi, la medicina ha fatto passi da gigante perché la malattia non può contrastare il vero amore. Mi ha dato delle medicine per Rita, mi ha detto che con queste si salverà. E anche degli occhiali speciali che le ridaranno la vista. Li ho proprio qui in tasca.”
“Walter…io non vedo niente.” – gli indicai il pantalone. Mise le mani nelle tasche e emersero solo dei granelli di polvere. Si sedette dispiaciuto.
“Lo sapevo. Lo sospettavo, ma ci avevo sperato. Gli oggetti di quel mondo fittizio non sono reali da noi. Dovrò rassegnarmi, Rita è spacciata.”
“Non è spacciata, idiota. Finchè ci sarà l’amore attorno a lei. Finchè suo marito e i suoi figli la continueranno a coccolare e idolatrare, lei starà sempre con voi. Siete una famiglia perfetta, Walter, sarete ancora felici per sempre.” – gli dissi, avendo un filo di ragione.

Col senno di poi, ci indovinai. Rita visse ancora per molto tempo accanto a suo marito quando, purtroppo, il giorno dopo il loro ventesimo anniversario di nozze, spirò in ospedale. La malattia agli occhi regredì per qualche anno salvo poi ritornare più forte di prima. Gli ultimi due anni di vita li trascorse completamente cieca, l’unico rimpianto che ebbe avuto era quello di non aver mai visto i visi dei suoi figli da adolescenti. Walter aveva ormai molto tempo per elaborare il lutto, ma decise di stare male per un giorno solo, il successivo al funerale della sua amata donna. Quel giorno si chiuse in casa e non aprì a nessuno. Il mattino seguente aprì l’uscio della sua villetta con uno sguardo sereno e un sorriso felice. Aveva capito che seppur lei non ci fosse più, ci sarebbe stata sempre. Poi si risposò, tre anni dopo, con una donna completamente diversa da Rita. Con il benestare dei suoi due figli, e dei tre di lei. Ne uscì fuori una sorta di famiglia allargata che tanto piace alle fiction italiane. Io sposai Marzia, una cerimonia per pochi intimi, saranno stati sui cinquecento. Lasciai il lavoro alla banca, giustappunto dopo aver formato una famiglia, e iniziai a dedicarmi anima e corpo alla scrittura. Lei portava i soldi i casa, io cerca di realizzare il mio sogno. Ci riuscii. Niente romanzi o racconti però. Trovai la mia Eldorato come sceneggiatore di film a luci rosse. E’ pur sempre un lavoro di scrittura e di inventiva. Ottimo direi. Pagato anche bene, e anche se potete non crederci, ci sono molti punti in comune tra un film e l’altro. Proprio le battute sono uguali, sconvolgente vero?

La macchina è ancora a casa di Walter. Inutilizzata. Un giorno di due mesi fa mi disse che aveva voglia di farsi ancora un giro. In effetti, lo sfizio sta di nuovo ritornando anche a me…

FINE

1 commento:

Carmensì ha detto...

Mi hai fatto piangere uffi:( Bellissima storia e bel finale*_* divertente, commovente, riflessiva ma scansonata( non so se esiste e si può dire ma io lo dico lo stesso)e poi attraversa tanti generi diversi:P complimentoni.

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